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Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/77

58 meditazioni sull’italia letteraria


sottintendeva dunque il dovere di leggere le opere importanti che si pubblicano ai suoi tempi — anche fuori del suo paese — e il dovere di aiutare i letterati a scriverle, tributando loro un’ammirazione, che è meno falsa di quel che si crede; perchè era falsa la sua ammirazione per il mio libro, che non aveva letto; ma era vera la sua ammirazione per me in quanto scrittore e per la letteratura in genere. Quella signora è il piccolo frutto di una grande civiltà letteraria.

10 Dicembre

A vedere con che fatica e sforzo e come raramente gli italiani riescono a ammirare i loro grandi uomini fin che son vivi e a ricordarsene quando son morti, e quante volte invece facciano pompa della loro ignoranza, si direbbe che gli Italiani siano indispettiti più che orgogliosi dei propri geni, e che ogni grande uomo debba pagare in Italia lo scotto della propria grandezza. L’idea di far coro con un’opinione universale riempie di risentimento l’italiano, che vuol essere aggressivo, scontento e solitario anche ammirando. Ma se dura tanta fatica ad ammettere che ci sia tra quelli che frequenta come uomini, un uomo superiore agli altri ed a lui, gli è che al di fuori d’ogni passione di parte, ogni Italiano comune si considera come un grande uomo mancato. Ci si meraviglia poi che gli stranieri non ammirino e studino i nostri grandi uomini; e non si pensa che noi ammiriamo i genî francesi, i tedeschi e gli in-