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Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/73

54 meditazioni sull’italia letteraria


« Grazie, grazie » badava a dire lo scrittore. Ma la signora si avvide che in quel « grazie » c’era un palpitar di voce sospetto, uno strascico vagamente ironico, e dette un colpo di sonda. « Non crede anche lei, forse... »

« Sì, sì, lei è troppo buona; ma non so se questo si potrebbe chiamare un libro di storia...; forse; ha ragione lei... »

La signora ribattè, recisa « Sì, da una parte si può dire che è un libro di storia, perchè ci si ritrovano come condensate tutte le vaste esperienze che lei ha del passato; ma non è un libro di storia, perchè le passioni che lei descrive con mano maestra, sono immortali, rientrano dunque, per un altro verso, nel campo della poesia, della filosofia... »

« Troppo buona! Troppo buona! Sarà così — diceva lo scrittore, sorridendo — non mi pareva che si ritrovassero condensate in questo libro, che è un libro di poesie, tante esperienze del passato; ma forse si può dire anche questo; perchè le esperienze del passato, come la passione, si trovano dappertutto, non è vero? » « Oh che verità profonda! — esclamò la signora, che cosa sarebbe l’uomo senza la passione? ». E così cambiò discorso.

Dopo pranzo arrivò, tra gli altri, una signora italiana che non aveva letto il libro dello scrittore neppur lei, nè quello, nè altri. Era una signora ancora bella nonostante l’età. La lunga abitudine agli omaggi le aveva dato un’aria imperatoria e il bisogno di far dello spirito senza repliche, di es-