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Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/67

48 meditazioni sull’italia letteraria


il paese delle fazioni. La verità è che l’Italia è il paese dei monopoli. La debolezza e il disordine stesso di una società, in cui tutti gli uomini si odiano e diffidano uno dell’altro, li favoriscono. L’Italia ha sempre avuto una sola banca, una sola casa editrice, una sola rivista, un solo quotidiano. Quando non riesce a far parte del gruppo che consacra in ogni campo l’intelligenza, il merito, il coraggio, l’attività, la competenza, la bellezza — un italiano è quasi sempre condannato a sparire.

Questo spiega come l’unità, che le circostanze del secolo XIX° avevano resa necessaria, sia divenuta anche la ragione di un segreto disordine. L’Italia era stata per tanti secoli la più dolce e splendente civiltà dell’Europa perchè l’abbondare delle capitali compensava lo scarseggiare dei gruppi. In ogni città si è sempre imposto un monopolio, e cioè uno spreco di ricchezza, di forza, di intelligenza, di amore; ma le città e le ricchezze erano innumerevoli: al monopolio di Firenze, la Toscana opponeva il monopolio di Siena, di Lucca, di Pisa, di Arezzo, di Pistoia. I rancori si facevano equilibrio; moltiplicandosi, aumentavano il numero dei privilegiati. Il problema si pone con forza nuova dopo mezzo secolo; è la prima volta infatti che l’Italia, che aveva fiorito nei municipi, non può più difendersi dalla propria volontà di morte con le tradizioni gelose e la vita secolare e singolare delle provincie.