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Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/62


del nostro isolamento 43


pretesto per diventare Dio, tiranno, almeno agli occhi della donna che l’ama? Le donne l’hanno capito — e si consacrano all’uomo con un vigore e una dolcezza che egli ha il torto di credere naturali; gli offrono l’ammirazione, la fede assoluta che chiede loro con tanta angoscia, la prova di un’immaginaria grandezza, e se si curva su di loro, difforme e stupido, gli rimandano — specchi mirabilmente alterati dalla passione — una perfetta immagine. L’amore è così per ogni uomo una maniera di vedere sè medesimo come vuole.

6 Novembre

Non s’è notato abbastanza, ch’io sappia, che l’intellettuale italiano ha una sua concezione del mondo. Egli nasce convinto, come Berkeley, d’essere, in mezzo alle sue rappresentazioni, il solo uomo vero dell’universo. Persuaso di vivere in un mondo di fantasmi, egli cresce nella perpetua irritazione di vedersi smentito. Esiste dunque, per definizione contro tutti. Il suo atteggiamento è sempre aggressivo e un po’ schernevole. Partendo, infatti, dal punto di vista d’esser solo, tutto quello che succede al di fuori di lui non gli sembra che uno sterile tumulto di illusi. La vita, così gli appare come il campo immenso in cui deve affermare il suo io, tra le ombre chiassose di altri falsi scrittori, che non vogliono riconoscerlo.

Questa mi pare la base psicologica del nostro isolamento, perchè un senso così aggressivo della