Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/61

42 meditazioni sull’italia letteraria


prodo verso il futuro, che prometta all’opera una vita migliore di quella che visse l’artista, tutti i nostri scrittori si vedono, dopo pochi anni di chiasso, dimenticati. Molti non riescono a essere riconosciuti mai. Tutti sentono avvicinarsi quello che per gli artisti forestieri è il grandioso e quieto crepuscolo della vita, come una sera temporalesca, e muoiono tra gli insulti e nell’obblio noncurante delle nuove generazioni. Distaccati dal pubblico che non li segue più, rischiano di essere applauditi per errore, e fischiati per una grande opera. Costretti, per svegliare l’attenzione di questo giudice sonnolento, a studiare fin dai primi anni la pirotecnica dei giornali e degli scandali, perdono il tempo a indebitarsi nel fasto di ville costruite per essere fotografate, o a tendere la rete intricata delle alleanze giornalistiche, che deve annunziare l’uscita del loro libro e lodarlo senza convinzione. Maltrattati da vivi, dimenticati da morti, e mal capiti da vivi e da morti, gli intellettuali italiani sono disperati di vivere e non possono nemmeno rassegnarsi a morire. Che tormento, che follia hanno trascinato i letterati italiani in questa condizione disgraziata in cui la nostra repubblica letteraria si sta disfacendo?

2 Novembre

Una diabolica frenesia che niente può soddisfare; l’esaltamento esasperato dell’IO, il sentimento di essere ciascuno il solo degno di vivere.

Che cosa è infatti per l’italiano l’amore se non il