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Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/40


meditazioni sulla storia d’italia 21

strumenti musicali per ingannar la polizia e vi avevano preparata una trappola in cui il cadavere poteva sparire in caso di sorpresa.

Si capisce che Savonarola al secolo XV° lanci già il grido: «Non mi resta che piangere su questa cattedra. Imparate a morire.»

La tragedia quotidiana delle nostre «élites» comincia allora. In tutti i dominii dello spirito non si vedon più che dei piccoli papati e dei solitari. Quelli che non hanno voluto o non hanno saputo adattarsi ai quadri ufficiali si esiliano spontaneamente nella solitudine. Anche tra di loro hanno pochi rapporti. Cardano, Campanella, Bruno, Vannini non si conoscono l’un l’altro.

E’ qualche volta difficile di riabilitare, tanto i contemporanei sono indifferenti e tanto facilmente la posterità è pronta a dimenticare, quegli uomini di Stato senza elettori e senza re, quei musici senza orchestre, quegli architetti senza pietre, vittime d’una ingiustizia ignorata. Denina, lo storico italiano parla nella sua storia delle Rivoluzioni d’Italia, d’uno scrittore «che sarebbe diventato altrettanto celebre che il Signor Caylus se non fosse caduto in disgrazia del Gran Duca.» Quanti intellettuali, in Italia, si son rassegnati all’oscurità per sfuggire il martirio!

V.


Qual’è il cataclisma che ha distrutta la libertà in Italia? E’ stato lo scisma d’Occidente che scartando