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Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/203

184 meditazioni sull’italia letteraria


Machiavelli. — Contento? un poco, perchè anch’io, come tutti gli uomini sono vanitoso; ma per troppe ragioni questo centenario mi adombra.

Giusto Lipsio. — Questo succede sempre.

Machiavelli. — Forse hai ragione.

Giusto Lipsio. — Gli uomini ti capiscono male; ma ti ammirano. Non trovi che — in questo — c’è un certo compenso?

Machiavelli. — No. Tu credi che faccia piacere, una ammirazione inesatta? Quando mi sporgo dal regno delle ombre, vedo un mondo formicolante d’amici. Ma niente è così difficile come difendersi dagli amici che ti amano male. Io ti dico che sono più pericolosi dei nemici. Perchè sono vile; e ci vorrebbe un cuore di quarzo per rimetter le cose a punto. E poi, che vuoi, quando gli uomini, che son cosi dimentichi, così lascivi, si ricordano di te dopo quattro secoli che sei morto, non hai più il diritto — credimi — di cercare il pelo nell’ovo. Bisogna ringraziarli, perchè questo non succede a tutti.

Giusto Lipsio. — Infatti nessuno si ricorda di me, salvo qualche studente — ogni tanto — ; un disperato che spera di vincere un concorso commentando la mia Politica. Ma questo obblio non mi rattrista; e non credo, d’altronde, d’avere all’immortalità tanti diritti quanti ne hai tu. Posso dirmi soltanto, Machiavelli, che sono stato più savio, di te.

Machiavelli. — Questo spiega perchè gli uomini ti abbiano dimenticato.