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Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/189

170 meditazioni sull’italia letteraria


il lettore potesse conoscerli, se non dallo sforzo fatto per superarli, piangeranno sulla loro libera facilità di parlare. E gli ultimi letterati bene educati, che vorranno ragionare di idee, si ricorderanno con tristezza, tra il vociferare ignorante, pretenzioso, e villano della plebe, che ha invaso la repubblica delle lettere, del tempo in cui era governata da poche persone di usi civili, e di larga coltura. Non solo, ma anche se le rotaie lustre che rilucono da Napoli, a Torre Annunziata, copriranno tutta la penisola di una ragnatela splendente, che darà agli italiani la gioia di essere onnipresenti, anche se i mari saranno valicati in pochi giorni; anche se si potrà viaggiare sotto le acque e tra cielo e cielo; anche se tutti saranno più ricchi, che ora non siano, le persone sagge rimpiangeranno questa nostra «epoca transitoria», questi nostri «tristi tempi».

Ed ora ti dico perchè: l’acme di una civiltà, non si ha quando tutti i suoi frutti sono maturati, ma prima. Quando una civiltà ha raggiunto il maggior punto di sviluppo, che poteva raggiungere, quando dà tutto quel che può dare quando ogni principio si è svolto fino che poteva, meccanicamente, ed è arrivato a quelle conseguenze solenni che sono le ultime, io ti dico: è cominciata la decadenza.

La verità è che non si puó vivere in un mondo, in cui ogni principio è stato sviluppato logicamente. In ogni civiltà c’è qualche contraddizione, che apparisce soltanto all’epoca tarda dei frutti; e perció