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Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/187

168 meditazioni sull’italia letteraria

più splendidamente liberi, più festosamente solenni, musicali e umani.

E che dirti delle altre vestigia della civiltà? I romani andavano a piedi e in cocchi; e in questa maniera di viaggiare acquietavano quel sentimento di rivolta contro lo spazio, che è istintivo in ogni essere umano. Ma noi viviamo come nell’aurora di un mondo, in cui tutto sarà più veloce. Il Re di Napoli puó andarsene a Torre Annunziata su due rotaie di ferro, trascinato da una macchina che trasforma in fumo le miglia della strada. Come possiamo placare il nostro dispetto di fronte al solenne gocciolare del tempo, che accompagna, con le scosse burbanzose delle diligenze, la nostra lotta contro la distanza? E che dirti dei governi, che tutti i popoli d’Europa si eleggono liberamente, rinnovandoli sull’uso nuovo, mentre noi dobbiamo ancora obbedire in silenzio agli ultimi avanzi imperiali di un ordine ormai moribondo?

Se sei un uomo ragionevole, converrai con me che non si son mai visti tempi più calamitosi e sterili, e che ora ci rimane soltanto la consolazione di piangere insieme il destino, che ci ha fatti nascere quando bisognava morire.

Secondo Scrittore. — Mi sento in impaccio. Non vorrei rattristarti consolandoti; perchè so per esperienza, che nessun uomo ci riesce cosí sgradevole, come quello che si rifiuta di disperarsi con noi.

Primo Scrittore. — Dí pure. Io non mi offenderó