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Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/168


principii e critica in vasari 149


critico sistematico e animatore, doveva condannare i primitivi. Se non li avesse condannati, tutta l’opera sua sarebbe stata un non senso. E li condanna infatti. (Proemio alla Parte III pag. 248).

Ma se trova, tra i primitivi, qualche pittore che si avvicina al suo ideale di perfezione, Vasari si intenerisce e commuove, e non puó stare alle mosse fino che non l’ha coronato d’alloro, fino che non l’ha appartato in una nicchia dorata.

Ho letto stamani una pagina su Giottino, che mi sembra veramente la prova più confortevole dell’onestà di Vasari. Dice che imitó Giotto, ma che la sua maniera fu «molto più bella di quella del maestro». (Pag. 114). E della Tavola della Deposizione, che descrive con parole incandescenti, scrive: «E’ cosa meravigliosa a considerare, non che egli penetrasse con l’ingegno a sí alta immaginazione, ma che la potesse tanto bene esprimere col pennello».

Per quanto appartenga ai dannati di quel secolo rude, che fu il Trecento, Vasari concede a Giottino non soltanto l’ispirazione, ma anche la tecnica. Perchè?

«Perciocchè i panni, i capelli, le, barbe e ogni altro suo lavoro furono fatti e uniti con tanta morbidezza e diligenza, che si vede che egli aggiunge senza dubbio l’unione a quest’arte e che la ebbe molto più perfetta che Giotto suo maestro e Stefano suo padre avuta non aveano».