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Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/159

140 meditazioni sull’italia letteraria


vano di umorismo, ho finito per credere che in esse fosse della sofferenza.

Baudelaire pensò forse che una misura esterna potesse giovare alla grandezza dell’arte? Se egli se ne fosse reso conto proprio nel momento in cui artisti e pubblico lavoravano di conserva a infrangere questa misura esterna, col dividersi, la sua sarebbe stata una scontentezza profonda e inquieta, certo più viva che la nostra poichè ormai noi abbiamo fatto la mano a questo continuo divorzio. In ogni caso, solo Baudelaire fra i suoi contemporanei, si accorse che il distacco era compiuto, o si faceva, quando nessuno se ne dava pensiero. E s’accorse che era un pericolo grave, perchè rischiava, come fece, di sbrigliare gli artisti e di incitare, per l’ubriachezza della improvvisa libertà, a lasciarsi andare a tutte le intemperanze, e poi, per lo schifo e la noia di quel deserto, a scivolare nella disperazione della decadenza.

Infatti quell’antagonismo era una rovinosa novità, portata con le rivoluzioni e le repubbliche, dal secolo XIX°.

19 Aprile

La critica dei moderni è una critica lirica, è una poesia astratta, un arabesco fatto con dei vocaboli più o meno concreti. La critica di Vasari, e cioè quella degli antichi, è una critica che si propone sopratutto uno scopo: far creare gli artisti.

Critica modesta, umile e grandiosa. Quanta ri-