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Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/154


principii e critica in vasari 135


Ma da quando il pubblico non ebbe più un meridiano, la critica dovette diventare un’arte di seconda mano per non vedere il suo compito svalutato del tutto. Perchè allora chiamiamo questa l’epoca della critica?

Firenze, 14 Aprile

Penso alla sapienza dei razionalisti francesi. Si ride oggi delle regole in cui volevano chiudere la rivolta al vecchio regime; ma i razionalisti francesi sono stati i soli che hanno capito come si dovesse fare una rivoluzione, non abolendo tutte le regole, ma sostituendone delle nuove. I Tedeschi non avevano previsto i massacri che avrebbero fatto, scatenando sulla terra l’idra incandescente e sublime del Romanticismo.

16 Aprile

Nei secoli antichi, un impulso di fuori che il Ferrerò chiamo’ volontà grande, destinava, durante un certo tempo, a tutti gli artisti la loro parte di strada; e gli artisti se ne contentavano, benchè questa volontà grande, impersonata talvolta in un Re, talvolta in un’idea, talvolta in una tradizione fosse quella stessa che poi si chiamò la critica del borghese. Quando Benvenuto Cellini espose nella loggia il suo Perseo, vennero tutti i borghesi del tempo, che erano duchi e popolani, a giudicare, e appesero ai rilievi del bronzo, dei cartelli riempiti di versi (Baudelaire scriveva che la miglior re-