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Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/15

II

motto goetiano, Es muss von Herzen gehen was auf Herzen wirken soll; deve venir dal cuore cio’ che vuol commuovere i cuori. Ma questa volta noi vediamo, in modo assai più diretto e preciso di prima, anche il critico e il lottatore; il critico, sempre acuto, sempre sincero anche sé qualche volta crudele; il lottatore, che ama e spera e opera e soffre per l’onore e l’avvenire della sua patria.

Chi leggendo questo libro penserà al destino di colui che lo scrisse non potrà sfuggire a una profonda emozione. Quante volte ci troviamo davanti a idee da cui, se il fato non ce l’avesse tolto trentenne, Leo avrebbe potuto trarre un giorno dei libri organici e completi! Per esempio: Ruggero Bonghi scrisse sessant’anni fa un libro sul perchè la letteratura italiana non sia popolare; ma la breve pagina ove Leo Ferrero spiega perchè i Promessi Sposi non sono popolari nel mondo intero come quel perfetto capolavoro meriterebbe val tutto quanto il libro del vecchio e una volta famoso scrittore.

Neppur la madre di Leo che tutto sapeva del figlio è riuscita a fissare con certezza, in quale anno egli scrisse le Meditazioni sullo stato della nostra civiltà. Ma sotto un «24 febbraio» noi leggiamo: «Il pubblico.... resta indifferente alle terribili sofferenze degli esiliati d’oggi di cui la letteratura non ha ancora parlato. E ben sanno cio’ i dittatori che cominciano sempre coll'eliminare dai rispettivi paesi gli scrittori che potrebbero dare su loro un giudizio spassionato, e coll’obbligare gli