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Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/136


DELL’UNIVERSALITA’ E DELLE TRADIZIONI 117


dido d’inaugurare, ogni volta che scrivono un libro, un nuovo genere letterario; bisogna che abbandonino il deserto e ridiventino uomini, e sopratutto che perpetuino, rinnovandole, le loro grandi tradizioni. Le opere si spandono quando si continuano spiritualmente perpetuandosi una nell’altra: il caso dei Promessi Sposi è clamoroso.

2 Marzo

I Promessi Sposi non sono più letti all’estero. Si traducono ancora di quando in quando (l’anno scorso ne è uscita una versione in America) ma chi volesse far testo di questo fatto, per sostenere che i Promessi Sposi vivono ancora nella cultura europea, si illuderebbe; quasi tutti i romanzi italiani, allora, sono tradotti e in Europa non li legge nessuno. Non si può’ dire che viva un’opera letteraria, quando si dice che è tradotta, ma quando si accerchia di un continuo interesse e di molti echi, come di un alone. I Promessi Sposi sono tradotti, ma rimangono ignudi.

Ora, non è il caso di dar colpa al romanzo. Si può’ giustificare il silenzio del mondo intorno a Verga, quando si pensa che Verga ha scritto dei romanzi regionali, ove i tipi, i drammi e l’ambiente erano più chiari per un italano, anzi per un siciliano, che per un europeo. Verga non è stato, d’altronde, letto neanche in Italia (non credo che di «Mastro don Gesualdo» si siano vendute, fino ad oggi, seimila copie); sarebbe dunque strano che il mondo