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Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/116


del romanzo e della coscienza morale 97


sta volontaria attitudine rivela una preoccupazione di attore; non fa dell’arte per l’arte, mira a un fine, si compisce nel mezzo del libro, come Proust farebbe con un suo personaggio. Si segue nelle Confessioni uno spirito che servendosi delle proprie esperienze per guardare gli altri, concerta intorno a sè un mondo.

17 Febbraio

Le Confessioni di S. Agostino artisticamente, sono dunque come un libro di Proust, in cui si veda il legame che unisce l’autore al suo mondo. Se Proust non ha potuto farlo, e ci ha presentato questo io misterioso, che non si sa bene come sia mescolato all’umanità e in quanta parte sgrondi nei suoi personaggi, è perchè ha voluto o dovuto assumere quell’assurda posizione di contemplativa indifferenza.

L’uomo è unito a un mondo in quanto lo giudica, non in quanto lo riproduce con l’equanimità sterile di un Dio, trattandolo come se tutte le sue miserie o grandezze fossero del genere di un terremoto o di una primavera. E per giudicarlo bisogna avere una misura, per guardarlo nel suo insieme bisogna avere una torre.

Se Proust ha attraversato la vita in automobile, vedendola a frammenti successivi, S. Agostino dalla torre formidabile della dottrina cattolica ha potuto contemplare e riassumere l’umanità senza staccarsene. E mentre l’assenteismo di Proust finisce per