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satamente, il che è quasi lo stesso e succede infatti molto di rado.



Mi rimane, come un’uggia, il pensiero di una categoria di belle arti inviolate. L’architettura, la musica e la danza, chiuse in sè stesse, oppongono a tutti quelli che cercano di spiegarle, la durezza liscia e inattaccabile di una parete senza fessure. Le belle arti che aspirano la raggiungere l’infinito della natura gettano subito alFesteta un’ancora di salvataggio, un rapporto, e non fioriscono in quella magnifica solitudine, ove ogni cosa è imparagonabile. Poiché sono legate alla natura, non si tratta, per capirle, che di capire la qualità di questo rapporto.

Ma di che possiamo valerci per spiegare una cattedrale? Mi riservo il diritto di tornare sull’argomento. Ma poiché a Chartres ho avuto un primo barlume, e la speranza di poter risolvere il problema di queste belle arti smarrite in sè stesse, vi comunico questa conclusione, provvisoria e inquieta come una spiaggia scoperta dalla marea, nella spe-