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bile questo bisogno e cercano di aiutarlo a giustificarsi. Noi non possiamo spiegare il godimento, che ci riempie dinnanzi a un’opera d’arte, che in base a leggi estetiche, perchè tenendo conto dei mezzi inadeguati con cui il tutto è stato ottenuto, teniamo conto senza volerlo della natura, che ci offre a questo modo il piacere di mostrarsi vinta; come soltanto riferendoci all’arte riusciamo a spiegare, qualche volta, il godimento che ci riempie dinnanzi a certe bellezze — figlie allo stesso tempo della Natura e del Caso. Ma non è questa la sola maniera di formulare un rapporto, e di chiedere il consenso altrui sul giudizio che ne abbiam fatto? Permettendoci di suscitare questo rapporto, di cui gli uomini si erano liberati, per paura che fosse pericoloso ed ambiguo, il principio di Leonardo riconduce dunque la critica d’arte su un piano più umano, e psicologicamente più profondo.

Quando infatti gli uomini, che per tanti secoli avevano connesso l’arte con la natura, s’avvidero che il principio dell’imitazione non bastava a spiegare la bellezza, e condannando la natura con il furore con cui ci si rifà di un’illusione, come fossero stati giocati da questo ironico e sempre aperto termine di confronto, conclusero che la chiave dell’arte era