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re le fonti là dove il senso critico vieta coteste integrazioni e nega che possano mai fornire storia e storia reale. Al che il Ferrero, e con lui i suoi difensori, obbiettano, che, senza le congetture e le immaginazioni, molta parte della storia rimarrebbe arida esposizione e compilazione di fonti. E tale sia e rimanga, quando non può essere altro, ossia quando mancano le condizioni soggettive ed oggettive perchè sorga storia vera e propria; meglio allora una rassegna di fonti, che un sogno sulle fonti...»

La contraddizione è evidente: «Il senso critico vieta coteste integrazioni e nega che possano mai fornire storia e storia reale». Ma che altro possono essere queste integrazioni vietate dal senso critico, se non quelle che la fantasia storica fa in opposizione alla fantasia poetica, che non integra ma inventa; e che nella «Teoria» erano state giustamente dichiarate indispensabili allo storico, perchè non sono altro che la sua facoltà di intuizione?

Ma non poteva accadere altrimenti. Volendo negare che una storia fosse buona storia senza rifarla, il Croce non aveva altro mezzo che di negare addirittura il processo creativo della storia — l’intuizione; ossia, per affermare che io ho perduto il mio tempo a scrivere «Grandezza e Decadenza di Roma» come i suoi numerosi lettori a leggerla, che la storia non esiste, non è possibile, è un vano sogno. Per ammazzare me egli ha sacrificato addirittura Clio e la Storia tutta quanta; e dopo aver scritto un poderoso volume per scoprire che cosa sia e come si scrive!