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diario

come i giornali, le riviste, le compagnie mi manchino. Così, quando ho finito con soddisfazione un pezzo del dramma (non posso dire il dramma) provo una specie di misterioso e violento rincrescimento, perchè prevedo già che comincerò a sentire i ceppi, in cui la mia opera è incatenata.

E’ una specie di ebollizione, che mi invade e mi fa battere il sangue, come se ogni minuto di tempo perso mi dovesse costare. Paragono il mio dramma a tanti che sono rappresentati. Sento come pochi si siano resi conto della sua importanza. La vastità stessa del soggetto mi danneggia. Considero certi articoli che potrebbero fare rumore, con una certa malinconia, in quei giornali in cui rimangono seppelliti.


XVI


Roma - 10 Dicembre.

I passaporti non sono venuti, sono venuto a Roma mi sono iscritto alla scuola di Storia dell’Arte di Venturi, ultimo filo


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