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prefazione

nista morente rievoca la sua Patria si sente che l’autore ha versato i propri sentimenti, vibra in essi la commozione di un patriota poeta esule dalla sua dolce terra, e a questo dramma, uno di quei capolavori di piccola mole che sono il sale delle letterature, sarà affidato nei secoli il nome di Leo Ferrero.

Oltre ad alcune opere minori, pubblicate postume a cura della madre Gina Lombroso in edizioni francesi o nelle edizioni italiane di Capolago e di Lugano, rimangono i Quaderni, ove Leo annotava letture conversazioni progetti: la messa a punto della vita d'ogni giorno; e, tra questi, il presente Giornale di un privilegiato sotto il fascismo, corredato dalla madre d'una introduzione che ne chiarisce la genesi, assume il valore d’una testimonianza storica.

Il Diario va dall'ottobre 1926 al dicembre dell'anno seguente, allorché Leo abbandonò l'Italia ove la vita gli era resa impossibile dalle condizioni di meticolosa ostilità o di aperta persecuzione riservate dal regime agli intellettuali indipendenti. Per noi, sopravvissuti ad altre tragedie, quegli anni e quegli eventi acquistano nel ricordo le loro giuste proporzioni prospettiche, ma ciò non toglie nulla al-


XI