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diario

di nuovo a Firenze e insistiamo per vedere il direttore. E’ un triestino, piccolo, gentile, ha l’aria colta e per bene; anche lui grande ammiratore di papà (questa volta per davvero). «Dov’è la mia posta?». «Non ne so niente». Ma diventa rosso, pallido, trema tutto. Papà urla, minaccia: «Sequestro di posta: articolo X del Codice Penale. Vado dal Procuratore del Re». Poi riprende con tono più pacato: «Fra le lettere giacenti ce ne devono essere della «Dépêche» e dell’«Illustration» raccomandate con denari. Se domani non le ho, telegraferò alla direzione di questi giornali che le loro lettere sono state soppresse!».

Il direttore è spaventatissimo.

«Faccia cercare nel reparto censura» — urla papà.

«Non c’è censura» — risponde tremando il direttore.

«E allora com’è che le mie lettere sono sempre tutte aperte e rincollate?».

Questa mattina a Strada la posta è in ritardo di un’ora. Quando ce la conse-


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