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L’Arte decadente, essendo un’arte rivoluzionaria, sorta in reazione ad una preesistente arte classica, è sempre persuasa di essere indipendente dall’arte che ha combattuto, e quindi di essere un’arte giovane, nata dal nulla e da poco tempo. Ecco: persuasa forse no. Vuole sempre convincersi, in ogni modo, di essere il principio di una futura arte nuova, invece che la fine di un’arte vecchia e morente. La sensazione dell’agonia è, per quanto vaga, così angosciosa, che gli uomini cercano in tutti i modi un’illusione, anche incoerente, pur di levarsi di mente il pensiero ossessionante. Come se un vecchio, balbettando, credesse di ritornare bambino.

E con l’ illusione di ringiovanire l’arte decadente torna spesso ai falsi primitivismi. Così abbiamo visto le parole in libertà e la pittura metafisica, case bianche con le finestre a prospettiva sbagliata, le ombre lunghe come nelle tavole trecentesche, e i corpi umani rigidamente stilizzati. La stessa cosa è avvenuta in Grecia. Vi avevo detto, a proposito della scultura greca, che l’Arte ellenistica, se non era già proprio decadente, stava per divenirlo del tutto. A poco a poco i soggetti terribili si esaurirono, diventarono comuni, lo spirito si stufò di quel cibo troppo piccante — nessuno mai ha vissuto di soli peperoni, aceto forte, pepe et similia. Siri-

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