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mili. Ma di rado qualcuno riesce a spiegare perchè definisce quell’opera come classica o romantica o decadente. Qui, generalmente, non ci si trova più d’accordo. I più sono persuasi che dire classico, sia come dire «compassato, freddo, artificioso», e romantico, «sentimentale, idillico, strano». Decadente poi li fa vagamente pensare a Mallarmé e a qualcosa che non si capisce.

Credo che saremo dunque d’accordo, quando io dico che l’Arte del settecento, del cinquecento e del quattrocento è un’arte classica. E forse anche quando dico che quella moderna è un’arte decadente. Ma intendiamoci:

Arte classica, per me, è quella che ha coscienza dei propri limiti. Fidia e Policleto, Virgilio, Manzoni e Beethoven, sono classici. E’ un’arte che si pone alcuni problemi, limitati, determina una zona e la chiude con muraglioni; poi cerca di risolvere quei problemi e di raggiungere la perfezione in quel piccolo campo, limitato, come ho detto, volontariamente. Da questa definizione derivano due altri elementi fondamentali dell’Arte classica.

1° Si ispira specialmente alla realtà esterna.

2° E’ un’arte costruttiva e quindi proporzionata.

Se l’Arte classica, infatti, ha coscienza dei propri limiti, vuol dire che è possibile misurarla


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