Pagina:Ferrario, Trezzo e il suo castello schizzo storico, 1867.djvu/87


81

Trezzo con la personale provisione di 40 fiorini al mese. Tuttavia, nel novembre del 1487, il castello fu affidato al consigliere ducale Giacomo Pusterla, munito di istruzioni conformi a un dipresso alle precedenti che già conosciamo.

Il duca poi (27 d’aprile del 1488) inviava una circolare ai castellani di Soncino, di Cassano, di Caravaggio, di Monza e di Trezzo, avvertendoli della prossima venuta nei rispettivi castelli del duca di Ferrara. Egli ingiungeva loro di ammettervi liberamente quell’alto personaggio con tutto il suo séguito, preparandogli il più onorevole alloggio pel caso che vi si volesse tratenere una notte, e quelle altre buone dimostrazioni che gli si addicevano sì per la dignità, come per la benevolenza ed affinità sua con la casa Sforzesca. Cosi pure nel luglio del 1489 il castellano di Trezzo riceveva ordine di accogliere Pietro Alamanni oratore fiorentino con quattro di lui compagni e di mostrargli le cose più notabili della rôcca senza tuttavia lasciar traspirare ad alcuno che l’Alamanni fosse l’ambasciatore fiorentino1.

Per speciali riguardi poi, che il duca tace, deliberò (17 di genajo del 1490) di rimovere dalla castellania della nostra rôcca il Pusterla, trasferendolo al governo del castello di Pavia, e di surrogargli nel toltogli officio Guido Antonio Arcimboldo, arcivescovo di Milano, allora prefetto della rôcca di Pavia, e già stato altra volta al

  1. V. lettera ducale del 28 di luglio data in Cusago.