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coltello contro Cristoforo degli Osii. Il Santo non voleva sostenere incarichi, nè contribuire a spese, nè levar sale in commune. Spogliò un campo di miglio spettante ad un poveruomo detto Antonino da Lodi, che per timore di minaccie non ardiva muovere querela. Soleva dire che nè commissario, nè capitano, nè altro officiale dovesse impacciarsi de’ fatti suoi, salvo che il duca di Milano, di cui era provisionato. Aveva tenuto una viva pratica nel 1473 con Cristoforo Chieppo bergamasco, nemico del duca, ed uno de’ principali seguaci di Bartolomeo Colleoni. Oltre a ciò leggesi che un Igmino Santo, commissario del porto di Trezzo, permise più volte di entrare nel borgo ad un bandito il quale, alcuni anni prima, vi aveva rapita madonna Drusiana, non sapiamo se di moto proprio o per istigazione di qualche potente signore o feudatario1.

Il rivolgimento politico del 1479, che mise capo alla disgrazia di Cicco Simonetta e al governo di Lodovico il Moro come tutore di Giovanni Galeazzo, balzò in misero stato anche Antonio figlio dell’infelice secretano ed il tesoriere militare Orfeo da Ricano, i quali il 14 di settembre di quell’anno fu-

  1. Noi siamo d’avviso che la Drusiana qui accennata sia quella figlia naturale di Francesco Sforza che sposò Giano di Campo Fregoso di Genova, e, dopo la costui morte, Jacopo Piccinino fatto spegnere nel 1465 dal re Ferdinando di Napoli. Durante la sua vedovanza si era ritirata a Milano, donde probabilmente si sarà più volte recata a Trezzo per diporto.