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ciati. Ed ecco in qual modo avvenne il fatto. Il Carmagnola aveva assediato il castello (1416) ed erano già scorsi alcuni mesi senza che il potesse ottenere, difendendolo valorosamente Giovanni e Dondaccio insieme cogli altri Colleoni. Il maestoso ponte sull’Adda dava agio agli abitatori della valle di S. Martino, soggetta al Malatesta, di farvi pervenire tutto quanto poteva abbisognare ai militi. Il ponte, così lasciò scritto il contemporaneo cronista Andrea Biglia, era tale a cui nessuno di simil genere si poteva paragonare; imperocchè, abbracciando con un arco solo tutto il largo del fiume, si spingeva a somma altezza, e, sebbene costrutto di mattoni non poteva esser rotto da ferri, massime per il saldissimo cemento di calce. Il Carmagnola distrusse questa bell’opera1.

Ad impedire li accennati soccorsi, questi aveva formato sull’Adda dei ponti di legno assicurati con funi alle due rive. Nella fortezza trovavasi un giovinetto destro nuotatore, il quale di nascosto si calava di notte nel fiume, e sceso fino a quei ponti, ne tagliava le funi, e lasciava il resto in balia della corrente senza che i ducali se n’avvedessero, se non dopo che eransi bene allontanati. Questo giuoco fu rinovato più volte, ma finalmente i ducali ac-

  1. Ciò seguì, al dire di Donato Bossi, il 21 di dicembre del 1416, e con troppo tardo pentimento. Non durò quest’opera, terminata nel 1377, e di grande ornamento e utilità al nostro borgo, che lo spazio di 39 anni. Esistette però fino all’anno 1775 un avanzo dell’arco che fu distrutto per dar luogo al tiraglio delle navi dirette verso Paderno.