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seicento uomini tra fanti e cavalli, e lo bersagliava dalla parte di Milano con le bombarde. Trovavansi nel castello più di duecento uomini d’armi ed altretanti cavalli, oltre 1200 persone, sicchè i Colleoni assediati, vedendo che in breve sarebbero a loro mancate le vittovaglie e non avrebbero potuto sostenersi a lungo, il 9 di novembre ebbero una conferenza con Facino Cane e col Visconti, dopo la quale questi due conduttieri levarono l’assedio e lasciarono libero il castello1. Facino allora s’avviò con le sue genti a Ciserano e scrisse al podestà ed agli anziani di Bergamo una lettera, notificando loro essersi stabilita tra il duca e li occupatori di Trezzo una tregua duratura per tre mesi2. Ma dai fatti posteriori risulta che questa non venne osservata. Imperocchè i Colleoni di Trezzo (11 di dicembre) assalirono il castello di Bolterio tenuto dai Ghibellini, che, non potendo più sostenersi, fuggirono di nascosto. Un mese dopo (1406) unitisi di notte molti Ghibellini sotto la condutta di Martinolo Rozolo di Treviglio e Pietro Cavacino di Sedrina, lo assalirono improvisamente e se ne resero padroni. Benedetto Colleoni che lo custodiva fu sostenuto prigione e spedito a Bergamo al castello

  1. Non mancano scrittori quasi contemporanei che affermano aver Paolo Colleoni stretta amicizia col duca Giovanni Maria, il quale lo conservò nel possesso di Trezzo, forse perchè il medesimo Colleoni avea tolto il castello non al duca, ma ad un suo ribelle.
  2. Così da lettera in latino data in Ciserano l’11 di novembre del 1405.