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cosa va in rovina, che non si ponno più serrare nè ponti, nè porte, nè rastrelli, a che per le continue ciance di guerra dalle parti de’ Veneziani fa d’uopo gli si mandi un uomo d’ingegno per fornirla dell’occorente1. Gli succedette nell’officio Francesco de Tovar.

Capitolo X.

Dominio Spagnolo. — Il Commune giura fedeltà all’imperatore Carlo V. — Si ristaura il castello. — Oblighi dei Trezzini verso il castellano. — Pestilenza. — Milizia forese. — I Cavenaghi feudatarii. — Francesco I duca di Modena varca l’Adda.


Morto Francesco II ultimo duca della famiglia, e passato il Milanese alla corona di Spagna, i Trezzini (26 di ottobre, 1536) delegarono il loro console Giovanni Antonio de’ Andreis e Giacomo de’ Miglioni, uno de’ quattro deputati, a prestare in loro nome a Carlo V il solenne giuramento di fedeltà2.

  1. Con altra lettera del 16 di dicembre, 1536, il medesimo Cattani avvisa il cardinale Caracciolo, governatore di Milano, che in giornata avrebbe sgombrato le sue robe dal castello. Dieci giorni dopo il nuovo castellano, Francesco de’ Tovar, scriveva al detto governatore d’aver ricevute le paghe, e che quelli che stavano per abbandonare il castello eransi pacificati.
  2. È notabile che, sebbene l’atto di procura sia in latino, l’insertavi formola di giuramento a cui dovevano attenersi i due mandatarj è in italiano. Eccone il testo. «Che dal giorno de hogi inante