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il fiasco del maestro chieco 141

soluto di parlare, ma solo quando ella fosse libera di scendere, di lasciarmi. La luna usciva brillante di sotto un nuvolone: entrai nell’ombra del muro di cinta.

— Vi sono altri forestieri qui nel castello? — chiese Antonietta colla stessa voce di prima. Eravamo a una trentina di metri dall’approdo. Non risposi. Ora avrei dovuto voltar il capo verso di lei per approdar bene. Remavo adagio, adagio, il cuore mi batteva in tutto il petto. Antonietta non ripetè la sua domanda. L’angolo del muro di cinta mi comparve a fianco, era lì che dovevo approdare. Trassi di un colpo i remi nel canotto e balzai in piedi voltandomi a lei che si rizzò in un lampo e fece l’atto di slanciarsi a terra.

— In nome di Dio — esclamai stendendole le braccia — non sapevo niente! Mi crede, mi crede? Non è possibile che non mi creda!