Pagina:Fantoni, Giovanni – Poesie, 1913 – BEIC 1817699.djvu/91


libro primo 85



     25Oh! quanti, intorno a questo lento passo
erran senz’arco desolati Amori,
e a piene mani sul devoto sasso
spargono i fiori!

     Lá, in vetta al colle, la Modestia siede,
30languida in volto per immenso affanno;
qua la Pietade e la velata Fede
di bianco panno.

     Sciolte le chiome, su la tomba pende
mesta dei nomi l’immortal custode:
35accanto ha l’arpa; ma perché non rende
suono di lode?

     Dammi quell’arpa. Io della morte il gelo
da queste corde scuoterò col canto;
farò che salga a lusingarla in cielo
40inno di pianto.

     Donna, in cui tutte di virtú compagne
natura accolse di beltá le doti,
volgi uno sguardo al tuo fedel che piagne,
odi i miei voti.

     45Anelo teco esser congiunto, teco
soavemente ragionar d’amore,
e fuor di questo aer maligno e cieco
stringerti al core.

     Te omai partita, io qua dimoro invano;
50altro non veggio in queste spiagge odiate
che volpi e lupi di sembiante umano,
che anime ingrate.