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306 idilli


5
     Licori bella, che le nevi alpine
vince in candore, da l’arcate ciglia,
di timo e persa coronata il crine,
che morbida di corvo ala somiglia,
un canestro portava, in cui ripose
i primi gigli e le rinate rose.
6
     Dov’era meta al diverso viaggio
su bipartita via quercia superba,
degli anni avvezza a tollerar l’oltraggio,
Melibeo si colcò fra i fiori e l’erba;
lo raggiunse Licori, ed ambo il passo
volsero allora al venerato sasso.
7
     Prima la ninfa su dell’ara pose
il ripieno di fior nuovo canestro,
poi ’l grave incarco il pastorel depose,
e il sacro n’adornò loco silvestro;
l’altar ne cinse, e di corolle pronte
vestì la siepe e se ne ornò la fronte.
8
     Aridi sterpi sul sentier raccolse,
che dispose su l’ara a poco a poco,
percosse un sasso con l’acciaro, e tolse
pel sacrifizio il destinato fuoco;
destò la fiamma, ed il panier vicino
devoto offerse e lo lustrò col vino.
9
     — Nume — diss’egli, — che dei nostri cuori
proteggi amico l’amorosa face,
veglia sempre custode ai nostri ardori,
e difendi dal ciel la nostra pace;
fa’ che le rose il mio piacer somigli,
e la fé nel candor superi i gigli. —