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scherzi 227



     Cresce la pugna, fervono
l’ire stolte, fugaci
fischian le frombe, e splendono
le minacciose faci.

     Mentre il confuso tremito
la téma asconde, fuore
scocca dall’arco un empio
dardo ed impiaga Amore.

     A te, sdegnosa doride,
fu questo colpo ascritto;
Clori, che Amor fe’ nascere
nel fecondato Egitto.

     Cadde tremante e pallido
il pargoletto esangue,
e la nemica freccia
trasse tinta di sangue.

     Sul legno armati salgono
cento nemici, e il braccio,
e il nudo piè gli cingono
d’una catena e un laccio.

     Chi lo percuote, ahi barbaro!
chi gli spennacchia l’ali,
chi benda e crin gli lacera,
chi l’arco frange e i strali.

     Alfin stanchi, lo guidano
in carcere ristretto,
ove una lorda tavola
gli offre il riposo e il letto.

     Amor sospira; crucciasi
che non può uscir di vita:
piange, singhiozza e tacito
guata la sua ferita.