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DI FRANCESCO REDI. 69

solamente ferisca con la punta dell’ago, ma che ancora con essa versi e infonda nelle ferite un liquido veleno; e maestro Domenico di maestro Bandino d’Arezzo, scrittor famoso de’ suoi tempi per le molte, varie e faticose opere che lasciò composte, alcune delle quali io conservo manuscritte nella mia libreria, affermò che ’l veleno dell’ago dello scorpione è un liquor bianco e sottilissimo; i poeti però dicono che sia nero:

. . . . nigrumque gerens in acumine virus,


cantò un di loro. Onde per chiarirmi della verità, tra molti e molti microscopi del Serenissimo Principe di Toscana, ne scelsi due con tutta perfezione lavorati da due famosissimi maestri di quest’arte, uno in Roma e l’altro in Inghilterra, con l’aiuto de’ quali indarno tentai di veder l’apertura dell’estrema cuspide del pungiglione degli scorpioni di Tunisi, d’Egitto e d’Italia; e se io avessi avuto a dar fede a quello che a me e ad altri miei amici mostravano quegli squisitissimi microscopi, avrei potuto non senza qualche ragione affermare che ella non era pertugiata; ma non mi piacque contentarmi del veduto, e perciò cominciai a premere il pungiglione d’uno scorpione di Tunisi; ma nè anche per questa via potei soddisfarmi, imperocchè, essendo