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     Nei pascoli gli armenti; e i branchi erranti
     Di bovi, capre e di lanuti agnelli
     Di piccoli fa grandi, ove le piaccia,
     E piccoli di grandi: ond’ella tutti
     Infra gli eterni in se gli onori aduna,
     Benchè nata a sua madre unica figlia.
     Lei pur di Giove ai parvoli custode,
     Che dell’aurora alla diffusa lampa
     Schiudon le luci: quest’incarco ell’ebbe
     Fin dal principio; e tali fur gli onori.
Ebbe Crono da Rea prosapia illustre
     Vesta, Cerere e Giuno auri-calzata,
     Il forte Dite, che sotterra ha il trono
     E cor spietato serra; il fragoroso
     Nume che scuote i lidi, e Giove il saggio,
     Al cui tuono vacilla il vasto mondo.
     Ma il magno Crono, com’uscian del sacro
     Grembo materno i figli, un dopo l’altro
     Se l’ingoiava: perocchè volea,
     Nessun altro degl’incliti Uranidi
     Il regal seggio sugli Eterni avesse

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