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Giuliano occupato ch’ebbe l’imperio, s’immerse ne’ piaceri e nelle crapule, e non si prendendo pensiere della repubblica, si dette interamente alle morbidezze ed alla lussuria. Avendo però fraudati i soldati, per non esser possibile di osservare loro la promessa, attesoché non aveva in sua casa quella moneta da lui millantata, e l’erario fatto era povero dalia prodigalità di Comodo, cadde nell’odio de’ medesimi, ed in ischerno del popolo, sciente di ciò che accadea. Talché nel passare che facea, lo caricavano d’improperj, rinfacciandogli le sue brutture ed effeinminate libidini, ed eziandio nel circo, ov’è gran concorso di gente, ad alla voce lo svillaneggiavano, e chiamavano Negro loro principe, e vendicatore del romano imperio, pregandolo a venire quanto prima a liberargli da tanta vergogna.

Questo Negro stato era console ed ancora governava tutta la Siria, magistratura in quei tempi onorevolissima, per unirsi sotto il reggimento di lei la Fenicia e tutto quel paese che corre sino all’Eufrate. Era egli di età assai matura, ed essendosi in molte e grandi imprese ritrovato, avea fama di essere assai destro e benigno, di maniera che passava per un altro Pertinace. Il popolo perciò grandemente lo favoriva, e di continuo ad alte grida invocavalo, sca-