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Pagina:Erodiano - Istoria dell'Imperio dopo Marco, De Romanis, 1821.djvu/8

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di scorrere brevemente su’ modi ch’egli ha tenuti nel dire, riserbandomi per ultimo di far conoscere i caratteri di quella parte che si attiene al sentimento. Erodiano si è compiaciuto di una lingua, che raramente partendosi dalle ateniesi eleganze, non si veste mai di parole affettate, invietite, e peregrine. Le particelle di ciascheduna dizione sono in esso limatissime, nè fa uso soverchio, come Tucidide, di sfrenatezze poetiche. Si vede però che pone ogni studio nel racchiudere in poche parole moltissime cose, e nel raccorre in fascio molte sentenze: per cui taluna volta dà desiderio di una maggiore evidenza. Dico taluna volta: perchè, generalmente parlando, egli è assai chiaro e perspicuo: che la brevità, quando si usino seco i precetti, non adombra la chiarezza. Sommo è stato Erodiano nell’uso delle figure e de’ tropi, contendendo in ciò di superare i più chiari, e rigettando quanto vi ha in loro di vago e di ripugnante alla naturale conseguenza. Le sue concioni sono piene di brevi ma forti sentenze, fornite di mirabili entimemi, e avvalorate da quelle difficili virtù, che dir si possono fulminatrici, per la rapidità colla quale risvegliano i più nobili affetti dell’animo. Non si scorge in esso imbellettamento di lisci e di sceniche ricercatez-