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istoria libro i. 49


o nel cuore, scegliendo egli, a preferenza delle altre parti del corpo, di dardeggiare que’ bersagli, acciò esse in un tempo e ferite e morte cadessero. Traeansi bestie da ogni parte del mondo, e ne avemmo allora sott’occhi di quelle, che per innanzi guardavamo con ammirazione dipinte. Mostrò egli e ammazzò animali d’India, di Etiopia, meridionali, settentrionali,non appariti mai alla vista de’ trapassati, facendo tutti le grandi meraviglie di mano sì dotta, di sì infallibili saette. Scagliava taluna volta dardi lunati agli struzzi di Mauritania, i quali sono sveltissimi di piedi, e corron via rapidissimamente, giovandosi delle ali in guisa che par che veleggino, e, aggiugnendo con indicibil destrezza nel collo, spiccavalo sì di netto, che quegli animali senza testa, pure per alcun poco, quasi fossero vivi, il corso loro continuavano. Che diremo di una pantera, la quale bramosa e corrente, sopraggiunse uno ivi esposto, e già stava colla bocca spalancata per dilacerarlo a brano a brano, quando, ferita in quel punto da un colpo scagliato da lui, cadde morta senza offender quell’uomo, operando più presto il dardo che i denti. Similmente cento lioni tratti all’arena con cento dardi ammazzò, e i loro cadaveri giaceano in modo da potersi a un per uno numerare, non avendo egli nessun dardo a vuoto scagliato.