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istoria libro viii. 271


galoppo, e per tutto erano ricevuti lietamente, uscendo fuori a incontrarli lutti i popoli incoronati di alloro; e avendo passate quelle paludi e que’ stagni che giacciono fra Altino e Ravenna, dentro quest’ultima città trovarono Massimo, il quale mettea insieme tutte quelle reclute che gli vernano da Roma e da altri luoghi d’Italia e di Germania, da dove que’ popoli che l’adoravano per essere stati da lui governati con rettitudine, le aveano fatte partire con pubblica deliberazione. Essendo dunque in questo occupato, ecco venire que’ cavalli che recavano le recise teste de’ principi con la nuova della vittoria, e il felice annunzio che l’esercito consente co’ popoli a riconoscere per imperadori gli eletti dal senato. Queste inaspettate notizie commossero a tanta letizia, che tutti corsero a’ tempj e a’sagrifizj, applaudendosi di aver vinto senza sudare una tanta vittoria. Poiché Massimo ebbe celebrato, rispedì a Roma quegli stessi soldati a portare sì bella notizia, e a far mostra de’ teschj. I quali là giunti, te gl’infilzano alle aste, acciò ognuno gli potesse vedere. Sarebbe impossibile esprimere con parole l’allegrezza e la festa di quel giorno. Non vi fu persona, qualunque ne fosse l’età, che non uscisse di casa e non si affrettasse di correre a’ templi e agli altari: andavano tutti come pazzi rallegrandosi