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Pagina:Erodiano - Istoria dell'Imperio dopo Marco, De Romanis, 1821.djvu/246

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colle armi in dosso, ne fallisce loro la lena, e tutti in Scompiglio si volgeranno a fuggire, urtandosi scambievolmente, come quegli cui sprona più il proprio che il comune pericolo. Lo stesso caso è da fare di quelle altre notizie che si sarati forse pubblicate della condotta del senato, al quale non è meraviglia che faccia stomaco questa austera nostra virtù, a cui antepongono quella, che a’ suoi costumi tanto si addice, lussuriosa vita di lui: che le opere forti e gravissime han presso loro opinione di aspere e stemperate, e le dissolute e in disordine di umane e piacevoli. Ed ecco perchè abborriscono il mio modesto e vigilante governo, e vanno in estasi al nome di Gordiano, le cui laidezze voi tutti conoscete. Questi sono quel mal seme d’uomini, al quale noi dobbiamo far guerra, se pur guerra la si debba chiamare: perchè io ed altri molti son meco di parere, che appena avremo messo piedi in Italia, o supplichevoli e genuflessi ci daranno in pegno i proprj figli, o fuggendo da poltroni, ci porranno in istatò di premiare il vostro valore co’ loro beni, de’ quali io vi garantisco un eterno godimento. Alla fin delle sue parole, e dopo detti mille vituperj della citta e del senato, le mani alzò minaccioso e squadrolle, come se si avesse innanzi i nemici, e si bestiai segno ac-