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Pagina:Erodiano - Istoria dell'Imperio dopo Marco, De Romanis, 1821.djvu/230

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co spensierato, e per la destrezza colla quale si dileguano.

Massimino, entrato sul territorio nemico, nè trovando chi gli facesse resistenza (che tutti i barbari se l’eran battuta) metteva a ferro e fuoco il paese, che avea già mature le biade, e i borghi tutti ponea in mano de’ soldati, acciò gli rubassero e incendiassero. Quei paesi hanno case soggettissime agl’incendj, usando i tedeschi assai di rado fabbricare con sassi e mattoni; ma, delle forti selve strette e avviticchiate le travi, ne tiran su una spezie di padiglione. Massimino, dato il guasto al paese, calpestate le biade, e divisa a’ soldati la preda del bestiame, non potea per anche rinvenire il nemico. Avea esso abbandonata la rasa campagna, e si era appiattato tra le selve e le paludi, per sortirne a combattere più feroce, sperando che gli alti e folti sterpi gli sarieno di scudo contro i dardi e le saette e i profondi marosi, inghiottendo i romani mal pratlici, porgerebbero loro una via facile ed espedita, ben sapendo ove questa si stea, per l’uso che hanno di scorrere l’acqua e la tenace motta fino al ginocchio, e quel, pur continuo, di nuotare assai bravamente entro i fiumi.

Avendo dunque appiccata quivi la zuffa, si scagliò sopra loro impetuosissimo P imperadore; e, ridottigli in una larga palude, sulla quale i