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Pagina:Erodiano - Istoria dell'Imperio dopo Marco, De Romanis, 1821.djvu/222

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fuor di se, e tremando e piagnendo ora rimproverava a Massimino i suoi benefizj compensati da tanta perfidia e ingratitudine, ora accusava que’ giovani di spergiuro e di tradimento iniquissimo, promettendo tuttavia di dare ogni sodisfazione, ed in ciò che si parrebbe emendarsi. I soldati della guardia tutti unanimi gridarono non temesse, esser lì per difenderlo gagliardemente fino agli estremi. Come fu finita la notte e spuntò il giorno, ecco avviso che Massimino si appressa, e già si vede da lungi il polverìo e si ode il fragore di numerosa soldatesca. Alessandro, venuto fuori un’altra volta, ordina i suoi soldati in una pianura, e gli prega nuovamente a non abbandonare la difesa di un principe, che aveano essi stessi educato, e col quale erano vissuti nel corso di quattordici anni d’imperio, senza aver mai avuto il menomo motivo di lagnanza. Vedendogli tutti mossi a pietà, comanda che prendano le armi e si opponghino al nemico. I fatti però non corrisposero alle promesse, perchè invece di armarsi, a poco a poco, ora l’uno ora l’altro, si dileguavano. Molti dimandavano la testa del colonnello generale della guardia e di altri domestici del principe, apponendo loro quella rivoluzione. Altri accusavano la madre di lui, femmina ingorda che per ammassare denaro avea stomacato i soldati colle