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istoria libro vi. 207


l’esercito: una parte comandò che verso il settentrione traversasse l’Armenia paese amico a’ romani, e di là scorresse sopra la Media: l’altra volle egualmente che a settentrione passasse su quelle terre de’ barbari, entro le quali l’Eufrate ed il Tigri si uniscono insieme e s’impaludano, distendendosi entro pantani sterminati, per cui si dice rimanere oscuro ove questi fiumi si gittino: la terza poi si riserbava di comandarla egli stesso, e romper con lei per mezzo i barbari. Pensava Alessandro che da diversi lati a un tratto assalendogli, gli avrebbe trovati sprovisti, e facilmente sarebbe riescito di vincergli, tanto più che i persiani, avendo duopo dividersi per far fronte agl’invasori, verrebbero più deboli e meno ordinati a combattere. Non usano i barbari soldati prezzolati come i romani, nè han quartieri stabili per apprendervi l’arte militare , ma si adunano in frotte numerose di uomini, e taluna volta con femmine, per comandamento del re: e fatta la guerra si licenziano per tornarsene a casa, traendo seco quei soli premj che seppero da per se stessi rapire. L’uso dell’arco e de’ cavalli non è tra loro al par de’ romani circoscritto alla sola guerra, ma gli maneggiano per anche fanciulli, essendo cacciatori istancabili, piantati sempre su’ cavalli,