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Pagina:Erodiano - Istoria dell'Imperio dopo Marco, De Romanis, 1821.djvu/174

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a’ loro battaglioni, si teneano in guardia di non esser posti nel mezzo. Giacque in quel giorno sì lunga tratta d’uomini e di giumenti, che ne fu coperto tutto il piano, e si elevarono monti di morti, e massime di camelli: onde, incespicatisi reciprocamente i combattitori, e vietati di appressarsi e vedersi da quelle sterminate altezze di affastellati cadaveri, si ritirarono a’ loro quartieri. Macrino avvedutosi, non per altra cagione Artabano con tanta pertinacia e furore combattere, se non perchè si vedea aver che fare con Antonino (che solendo i barbari non regger lungo tempo e presto venir meno, se i primi scontri non riescon loro come si erano proposti, allora all’opposto, non sapendo esser morto l’autore della guerra, induravano, e si tenean pronti a riprender la battaglia, tosto che avessero dato sesto a’ cadaveri col bruciargli) manda de’messi per far loro sapere: Che l’imperadore è morto, ed ha pagato la pena della violazione dell’alleanza e del giuramento: se essere stato da’ romani dispositori dell’imperio eletto principe: non annuire a quanto si era operato, e perciò renderebbe i prigioni e tutto ciò che loro fu tolto: desiderare che l’inimicizia si volga in amistà, e che la pace si santifichi col giuramento e colle libazioni. Letto ch’ebbe Artabano questa lettera, e informato che