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istoria libro iv. 149


voi conservato, di maniera che stando sotto un solo imperadore godrete di quella quiete che vi togliea la contrarietà de’ partiti. E forse Giove, che fra gl’Iddii è il solo imperante, ha voluto a un solo fra gli uomini questo imperio concedere. Tali cose mandò fuori con occhi di fuoco, e voce terribile, fissando in volto atrocemente gli amici di Geta già pallidi e tremanti. E ritornato a palazzo fa incominciare l’uccisione di tutti gli attinenti e dimestici di lui, e di coloro che convivevano seco, non men che degli altri ministri, di modo che non perdonava la vita nemmeno a’ bambini. E quei cadaveri gittati per vilipendio in su’ carretti, si trascinavano fuori di città, e quivi, accatastati, erano senza alcun riguardo scagliati in sul fuoco. E nessuno rimase vivo di quei che avessero avula con Geta la menoma attinenza. Fu fatta man bassa eziandìo de’ gladiatori, de’ cocchieri, degl’istrioni, e per fino di chiunque avesse agli occhi o agli orecchj suoi recato diletto. Cagioni da nulla, e dispregevoli spionaggi, eran sufficienti a far dannare alla morte, per aderenti all’ucciso, quei senatori che di nobiltà o di ricchezze si fossero distinti. Fece morire la sorella istessa di Comodo, già vecchia e da tutti gl’imperadori avuta in quell’onore che si convenìa alla figliuola di Marco, accagionandola di aver pianto presso sua