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istoria libro iv. 147


averi. I soldati, presi da sì grandi ricchezze, è venuti in cognizione della verità divulgata da quei ch’eran fuggiti di palazzo, acclamano lui solo imperadore, chiamando Geta inimico e ribello.

Stato dunque Antonino tutta quella notte nel tempio, e confidando nell’effusa largizione fatta a’ soldati, se ne andette il giorno appresso in senato, facendosi accompagnare da tutto l’esercito in attitudine assai più fiera di quella con cui sogliono scortare l’imperadore. Entrato nella sala, fatto ch’ebbe i sagrifizj, ascese il trono imperiale, e in tal forma parlò: Non si è chiusa la mia mente in modo di non comprendere che Vuccisione di un congiunto è sempre udita con ribrezzo, e che, a primo aspetto, frutta infamia di tradimento. Tanto è vero che non reggiamo dinanzi alla pietà degl’infelici, e, muovendoci a invidia la potenza, ci adduciamo a credere, che non il vinto ma il vincitore abbia offeso. Se però fasciando star la passione, e con avvedimento riguardando, esaminerete come ciò accadesse, e chi se ne debba imputare, voi allora assai apertamente vedrete che il vendicare l’ingiuria è più giusta e necessaria cosa che il sottoporcisi. Non si suole forse vituperare di dappocagine e di codardìa lo sventurato, e il vincitore, oltre la {conse-