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Pagina:Erodiano - Istoria dell'Imperio dopo Marco, De Romanis, 1821.djvu/130

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que per mente il menomo dubbio della fedeltà di costui, anzi tenendosi sicuro della sua segretezza e obbedienza, lo fece verso sera venire in sua casa. Ove ognun licenziato, da solo a solo, così gli parlò: Ora è quel tempo da far valere il lungo studio e il grande amore che hai sempre avuto verso di me, e che io possa rendertene quel guiderdone che meriti. È in tua mano l'eleggere, se vuoi diventare quello che in oggi son io, ovvero, disubbidendomi, finire in questo punto di vivere. Nè ti spaventi la grandezza della cosa, o i nomi degl’imperadori. Imperocchè entro la camera ove dormono puoi di nascosto introdurti in questa notte che sei di guardia, e senza impedimento il voler tuo mettere in esecuzione. Nè i miei comandamenti sono per frapporti il menomo indugio. Va di presente a palazzo, e dì che io ti mando per cose segrete e della più alta importanza: e, cogliendo animosamente il tuo tempo, ammazza nelle stanze loro e il vecchio e il fanciullo. E siccome verrai così a pareggiarti meco ne’ pericoli, io saprò compensartene col porti a parte degli onori. Queste parole, sebbene atterrissero il tribuno, non gli chiusero però la mente in modo da sbigottirne: e come persona accorta (quali sono generalmente gli orientali e i sirj suoi concittadini) avvedutosi di quel pazzo e