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istoria libro iii. 107


sercito di Negro, ma insieme con esso una lunga tratta di gente convenuta dalle città e luoghi vicini, con certa fiducia di veder da quelle alture, senza rischia, il combattimento.

Negro, montato sopra un bravo cavallo, si ridusse, seguito da pochi, in Antiochia piena tutta di sospiri, pianti, e alti guai, e con misero modo risuonante delle grida di coloro che aveano perduti i figliuoli e i fratelli. Di maniera che, perduta ogni speranza, si dette di nuovo alla fuga, e si ascose in un de’ sobborghi. Ma, sopraggiunto dalla cavalleria che lo inseguiva, gli fu quivi recisa la testa. Tal fine ebbe Negro, purgando così la sua irresolutezza e i suoi indugi, con riputazione però di essere sialo nella sua vita pubblica e privata d’indole non malvagia.

Ucciso Negro, di subito Severo mandò a trucidare tutti gli amici di lui, così que’ che lo avevano favorito di necessità, come coloro che lo aveano fatto volontariamente. Fece però proporre l’impunità a quei soldati, che il terrore avea portati al di là del Tigri tra’ barbari. Eran questi in sì gran numero, che que’ barbari han di poi combattuto più valorosamente i romani, non essendo prima che arcieri a cavallo vestiti di lunghe e larghe zimarre, senza difesa di armature, nè capaci del maneggio delle aste o delle