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Pagina:Erodiano - Istoria dell'Imperio dopo Marco, De Romanis, 1821.djvu/108

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Procedendo in tal guisa le cose di Cappadocia, gli asiatici si sbranavano tra loro; quei di Laodicea accanili contro gli antiocheni dan loro addosso: nè si tacquero i fenicj di Tiro che han sempre avuto in mortale odio i beritii. I laodicesi dunque ed i tirj, saputa avendo la fuga di Negro, lo privarono d’ogni onore e acclamarono Severo. Il che avendo inteso Negro allora dimorante in Antiochia, benché di sua natura assai mansueto e benigno, montato in furore per tal ribellione e dileggio, spedi contro loro tutti quegli arcieri mori che avea, unendovi buon numero de’ suoi gittatori, con ordine di non perdonare a nessuno la vita, e tutto a ferro e fuoco mandare. I mori di natura anelatrice di sangue, e ardimentosa a segno di non dar mente, a par di chi dispera, nè a’ pericoli nè alla morte, si scagliarono improvvisamente su i laodicesi, subbissarono la città, e contro i suoi cittadini crudelissimamente incrudelirono. Quindi marciarono a Tiro, e, venuti spietatamente alle ruine ed al sangue, la misero a fuoco.

In tale stato erano le cose di Siria, e di Negro che attendea ad arrolare truppe, quando i soldati di Severo battevano le trincee del monte Tauro, ma freddamente e senza speranza di espugnarle, per essere esse fortificatissime, e dall’ertezza del monte, e abisso che sotto lui si va-