Pagina:Eneide (Caro).djvu/87

46 l’eneide. [1108-1132]

Sarà, bevendo e ragionando, allegra;
Quando, come farà, cortese in grembo
1110Terratti, abbracceratti, e dolci baci
Porgeratti sovente, a poco a poco
Il tuo foco le spira e ’l tuo veleno.
     Al voler della sua diletta madre
Pronto mostrossi e baldanzoso Amore,
1115E gittò l’ali; ed in un tempo l’abito
E ’l sembiante e l’andar prese di Iulo.
Ciprigna intanto al giovinetto Ascanio
Tale un profondo e dolce sonno infuse,
E ’n guisa l’adattò, che agiatamente
1120In grembo lo si tolse; e ne la cima
De la selvosa Idalia, entro un cespuglio
Di lieti fiori e d’odorata persa,
A la dolce aura, a la fresc’ombra il pose.
Cupido co’ suoi doni allegramente,
1125Per far quanto gli avea la madre imposto,
Con la guida si pon d’Acate ’n via.
Giunse, che giunta era Didone appunto
Ne la gran sala, che di fini arazzi,
Di fior, di frondi e di festoni intorno
1130Era tutta vestita, ornata e sparsa.
E già sopra la sua dorata sponda
Con real maestà s’era nel mezzo


[685-698]