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[1083-1107] libro i. 45

Da le carezze ancor chi m’assicura?
Ch’ella più neghittosa o meno atroce,
1085In un caso non fia di tanto affare.
E però con astuzia e con inganno
Cerco di prevenirla, e del tuo foco
Ardere il cuor de la regina in guisa,
Ch’altro nume nol mute, e meco l’ami
1090D’immenso affetto. Or come agevolmente
Ciò porre in atto e conseguir si possa,
Ascolta. Enea manda testè chiamando
Il suo regio fanciullo, amor supremo
Del caro padre, e mio sommo diletto,
1095Perchè de’ Tiri a la città sèn vada
Con doni a la regina, che di Troia
A l’incendio avanzarono ed al mare.
Questo vinto dal sonno, o sopra l’alta
Citèra, o dentro al sacro bosco Idalio
1100Terrò celato sì ch’ei non s’accorga,
Ed accorto di ciò non faccia altrui
Con alcun suo rintoppo. E tu che puoi,
Fanciullo, il noto fanciullesco aspetto
Mentire acconciamente, in lui ti cangia
1105Sola una notte, e gli suoi gesti imita.
E quando Dido al suo real convito
Riceveratti, e, come a mensa fassi,


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